Guardare altrove e pensare positivo. Sono i segreti di Salvatore Moncada, 45 anni, conosciuto a livello nazionale come il re delle energie rinnovabili. Guardare altrove: ovvero oltre quella mentalità provinciale, che ci lascia credere d’essere al centro del mondo e che tutto ci giri intorno. Guardare oltre. Oltre la mediocrità. “Il vero problema di Agrigento sono gli agrigentini” afferma. Eppure poco dopo sostiene che “i giovani agrigentini hanno delle potenzialità straordinarie”.
Il ruolo della politica
La politica dovrà investire molto per offrire ai giovani l’occasione di migliorarsi. Ecco che l’imprenditore leader sembra voler indicare una strada: “E’ solo qui che sembra un fatto strano, mal visto. Nel mondo, invece, è normale che sia l’imprenditoria, il semplice cittadino, l’intera collettività, a sensibilizzare la politica. In Sicilia, ad Agrigento, si attribuisce un ruolo alla politica, che non esiste in altre parti del mondo. Ai politici spetta, invece, fare le norme e pianificare lo sviluppo. Nella nostra realtà economica, rappresentata all’85% da servizi della pubblica amministrazione, si ritiene che tutto dipenda dalla politica. Ma non è così. In realtà, mi sono reso conto che questo è un problema italiano; Agrigento lo evidenzia solo maggiormente. Sensibilizzare la politica deve servire ad innescare un processo virtuoso. Qui, invece si ragiona con l’amico dell’amico, e chi non è amico allora è un nemico. E’ una terra strana, dove non si cerca mai di capire il valore di un’iniziativa, ma si prova a fare congetture su chi ci stia dietro, sulle sue mire”. Moncada è a Malta con le famiglie dei suoi dipendenti, per trascorrere i primi giorni dell’anno nuovo. Milioni di turisti ogni anno affollano quest’isola piccolissima, che da un punto di vista ambientale e culturale non offre la stessa varietà e ricchezza della nostra provincia. Eppure è una delle mete più ambite del Mediterraneo. “Ci dovrà pur essere un motivo, se la preferiscono ad Agrigento” sottolinea, lasciando intuire un successivo chiarimento. “Da noi mancano le strutture ricettive, mancano i servizi, mancano le infrastrutture, manca la qualità dell’offerta, mancano le occasioni d’intrattenimento: a Malta invece ci sono ben due casinò”.
La lentezza della burocrazia
Attrarre investimenti di tipo turistico in Sicilia sembra essere solo utopia. “Un esempio? Nel ’92 ho acquistato un terreno edificabile a Sciacca per realizzare quattro villette. Il piano di lottizzazione è stato approvato diciassette anni dopo”. Colpa della burocrazia, lentissima: il problema di sempre. Forse la conferenza di servizi di metà febbraio, annunciata dal sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, dovrebbe invece accelerare i tempi per il rilascio dei nulla osta necessari all’avvio dei lavori dell’aviosuperficie di Punta Bianca firmata Moncada; poi si dovrà riunire il Consiglio comunale per la variante urbanistica. Zambuto è ottimista e sostiene che entro marzo i lavori potranno partire. “Non è un aeroporto: è cosa ben diversa – sostiene Moncada -. Non appena l’Enac valuterà il progetto e verificherà che rientra nei canoni previsti dal regolamento emanato dall’ente, non potrà non essere autorizzato”.
L’aviosuperficie
Una pista di 1.300 metri, su cui potranno atterrare Atr 72, aerei bimotori a turboelica che possono sviluppare una velocità di 560 chilometri orari e trasportare fino a 75-80 passeggeri o fungere da cargo per il trasporto merci. Cinque voli giornalieri, un’attività molto limitata, ma sufficiente a garantire il funzionamento della struttura, che sarà prevalentemente a servizio del turismo: un bacino che si estende da Licata a Sciacca e che comprende anche l’entroterra.
Come nasce il progetto di un resort accanto all’aviosuperficie?
“E’ una scelta economica. Bisognava affiancare un’attività imprenditoriale turistica, per ammortizzare i costi della pista. Ma è anche una specie di messaggio a chi opera nel Turismo. Io comincio ad utilizzare i benefici della pista. Mi auguro che altri riescano a guardare lontano e a comprendere che bisogna investire per avere un ritorno economico. Non è offrendo un posto letto a 25 euro a notte che possiamo sviluppare il turismo in questa terra: bisogna proporre servizi di qualità. Noi puntiamo al turista che intende spendere, che viene qui e che lascia volentieri qualcosa anche nel territorio. Così tutti ne traggono giovamento e s’innesca quel circuito virtuoso. Se l’imprenditoria locale non ha la forza sufficiente, è lì che la politica dovrà intervenire, e non per favorire l’amico, ma in una logica complessiva di programmazione dello sviluppo turistico”.
Il progetto del Resort
Il Resort consterà di un corpo centrale, l’albergo vero e proprio, con circa 40 camere, pari a circa un centinaio di posti letto. Intorno ci saranno 84 suite, ognuna indipendente, come delle mini-villette, per un totale di 300 posti letto. Ci saranno piscina, campi da gioco, equitazione, centro benessere e quant’altro ci si attende in strutture di alto livello. Sarà possibile raggiungere il mare con le macchinette elettriche, attraverso le strade battute, che saranno rese più agevoli e meglio armonizzate con l’ambiente, sia in direzione di Punta Bianca che verso Zingarello. Sarà possibile destagionalizzare il turismo, coinvolgendo anche il lago di Naro per gli sport acquatici, ad esempio; si potranno mettere in moto tante iniziative nell’intero comprensorio”.
Le strategie di sviluppo
“Penso ad un’area baricentrica dello sviluppo – spiega Moncada – in cui l’aviosuperficie è soltanto una delle infrastrutture: i porti di Licata, Sciacca, Porto Empedocle, sono tre realtà importanti, anche turistiche. A Porto Empedocle, con un gruppo di imprenditori abbiamo proposto alla capitaneria di affidarci una banchina, e noi in cambio ci occuperemo di completare il dragaggio del porto. Questa iniziativa è appena partita, e sta andando avanti”. Intanto, per contrastare la concorrenza dobbiamo guardare agli altri, a chi fa meglio di noi. “Qui non c’è cultura imprenditoriale, non esiste una catena economica. E non mi riferisco soltanto al turismo, ma a tutti i settori: nell’industria, nell’agricoltura e nel turismo, che sono le tre colonne su cui può svilupparsi l’economia di Agrigento. Al Kempinski di Mazara del Vallo il personale è di varie nazionalità, selezionato perfino in Messico, dove esiste una cultura imprenditoriale turistica e c’è un’alta preparazione per l’accoglienza del turista. Se vogliamo garantire elevati standard di qualità, non possiamo affidarci all’improvvisazione. Il personale locale non ha un’adeguata formazione. Credo che anche le ottime scuole alberghiere di Favara e di Sciacca debbano essere dotate dei fondi necessari per garantire l’alta formazione dei loro allievi all’estero, presso strutture di un certo livello”.
La programmazione regionale
.Qual è la sua idea sui programmi di sviluppo, sul lavoro del Dipartimento regionale della programmazione, sugli indirizzi strategici che vengono dati agli investimenti in Sicilia? “Tremendo giudizio – afferma d’istinto, ma subito precisa – . Però , non vorrei essere frainteso. Il problema esiste, ma è trasversale, riguarda anche gli imprenditori, i burocrati, i politici, perfino i giornalisti. C’è una generale mediocrità, da cui ci si deve tirare fuori, ma per riuscire in questo dobbiamo fare fronte comune, non metterci gli uni contro gli altri. Per avviare questo processo di inversione di tendenza dobbiamo avere una visione programmatica. Invece attualmente non si attuano strumenti programmatici, che abbiano una reale rispondenza con le potenzialità locali. Si fanno misure che rimangono inutilizzate. Ogni volta dovrebbero indagare sul perché siano rimaste inutilizzate, non spese, invece vengono riproposte. E’ inutile sperare di continuare a sovvenzionare un settore dell’agricoltura, che è destinato a morire. C’è una generale miopia gestionale. A nessun imprenditore verrebbe di gestire le cose in questo modo”.
Che ne pensa della nuova dirigenza della programmazione?
“Non so, non esprimo giudizi, saranno tutte anche persone valide, ma era necessario, credo, che almeno in una fase transitoria, convivessero entrambe le dirigenze, per assicurare la continuità del lavoro svolto, correggere gli eventuali errori, tenendo conto delle precedenti esperienze. Credo che fare programmazione così sia realmente difficile e prevedo che sarà un disastro. Sono rimaste più o meno le stesse misure. Faccio un esempio, per l’energia c’era una misura che prevedeva investimenti fino a 105 milioni, 65 milioni sono tornati indietro. E se non fosse stato per noi, non si sarebbero utilizzati nemmeno quei residui milioni. Mancano i progetti e sfumano le occasioni, così si uccide il territorio”. Moncada esprime compiacimento per l’inizio dei lavori del raddoppio della Agrigento-Caltanissetta e del primo lotto della Agrigento-Palermo. “Ora ci vogliono altre strutture di contorno, da sole queste strade non bastano”. Insomma servono anche le strade di collegamento, quelle per raggiungere paesi dell’entroterra, che hanno ancora una sede stradale tortuosa, insicura e impraticabile.
La pianificazione provinciale
Manca una visione d’insieme, sostiene e lancia la proposta: “Occorre una pianificazione provinciale dello sviluppo, con il coinvolgimento di tutti”. Ma non c’è già o c’era una cabina di regia in grado di attuare una programmazione dello sviluppo della provincia? Subito chiarisce che molti di coloro che hanno condiviso idee programmatiche, poi, per altre esigenze non chiare, si sono mossi in senso opposto: narra anche di un inutile progetto di porticciolo turistico di Palma di Montechiaro, che, malgrado il benestare della politica, non ha mai visto la luce, perché le banche non l’hanno ritenuto un utile investimento.
La miscelazione del rischio
“Occorre una visione d’insieme di ciò che si vuole fare, in modo diversificato, perché mirare ad un’attività sola è una follia: bisogna puntare ad una miscelazione del rischio, il turismo com’è concepito oggi non ha avvenire. Il turista qui non viene, perché non trova qualità, servizi, passatempi. I modelli di sviluppo sono modelli misti: lo sa la Tunisia che ha realizzato grandissimi insediamenti turistici, porti, ma anche aree industriali, con le cosiddette zone franche per favorire gli investimenti con detassazione totale per dieci anni”. Sì alle logiche di sviluppo, dunque, e no a quelle delle conoscenze e delle amicizie. E le società che vogliono fare turismo locale, abbiano un punteggio aggiuntivo se ricorrono a partnership locali. Questo è il futuro, secondo Moncada: uno che sa solo pensare in positivo.
Essere positivi
“Essere positivi non è solo una questione di forma, ma noi lo siamo perché abbiamo fatto una scelta: abbiamo un alto valore aggiunto, noi crediamo in quello che facciamo, siamo giovani e i migliori sulla piazza. Non vogliamo aiuti da nessuno. Col pubblico abbiamo solo a che fare per le autorizzazioni: siamo fuori da potenziali “criticità”. Abbiamo diversificato il rischio e stiamo bene perfino quando tutto il mondo è in crisi. Per questo siamo positivi. E poi – conclude – non saremmo ancora qui se non credessimo in questa terra. A prescindere da chi fa le cose, guardiamo al bene di questo territorio, alle ricadute positive che si possono avere. Se un territorio migliora, se migliorano i livelli occupazionali, se non creiamo stipendifici, ma premiamo le capacità, se diversifichiamo, se applichiamo una logica d’insieme, una progettualità complessiva, se attuiamo anche in politica questa logica positiva, tutti anche i politici potranno trarne giovamento.”
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