Circa un mese fa i tg riportavano le immagini di piazze e strade gremite di gente festante a Budapest. Ho creduto per un attimo che fosse per un grande evento, magari un concerto rock. Invece tutta quella gente, quel fiume di persone, di anziani, di uomini e donne, di ragazzi, di bambini, si riversava in piazza per una festa nazionale: una festa che ricordava il sacrificio di quanti avevano immolato la propria esistenza per un ideale di libertà. Quanti da Aosta a San Leone, quanti da Trento a Porto Empedocle, sentiamo con tale ardore il valore dell’Unità d’Italia? Quanti abbiamo sentito di partecipare alla festa della liberazione? Quanti sanno che il 25 aprile si celebra la liberazione di tutta l’Italia dal regime nazifascista grazie alla Resistenza dei partigiani? Quanti rammentano che i caduti per la Resistenza italiana sono stati 44.700 e che altri 21.200 sono rimasti mutilati ed invalidi.
E tutto per un’ Italia che non esiste, se non sui campi di calcio.
Qual è il nostro amor di Patria, se partecipiamo perché si deve o per non darla vinta alla Sinistra? Qual è il senso di appartenza alla nazione di noi cittadini di Agrigento?
Noi forse non siamo italiani, siamo cittadini di casa nostra, e non c’importa neanche del marciapiede davanti al nostro portone. Siamo qui, caduti da chissaddove come sventurate lucciole in luoghi a noi estranei, retti da predatori alieni.
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