Alla presenza di Vittorio Messina, presidente della Camera di Commercio e dell’assessore Giovanni Volpe, il terzo gruppo del Piano strategico di Agrigento, denominato Agrigento nell’area Euro-Mediterranea, ha incontrato nella sede dell’ente camerale il presidente della Camera Italo-Libica ed il Soprintendente regionale dell’archeologia del Mare. La camera Italo-Libica è un’ istituzione voluta dai due Stati che consente l’accredito delle imprese italiane in Libia. Il presidente De Capua ha illustrato le grandi opportunità offerte da questo Paese che intende svolgere un ruolo di primo piano nelle politiche del Mediterraneo. Per quello che potrà riguardare le strategie di sviluppo del territorio dell’agrigentino e, tralasciando le copiose informazioni a carattere generale esposte da De Capoa, la Libia è interessata molto allo sviluppo dell’agro-alimentare (fermo agli anni ’60) e dell’industria di trasformazione del prodotto. Si può ritenere che le competenze, la qualità e professionalità delle nostre imprese possano essere importante merce di scambio con il Paese e consentire alle stesse di fare affari nelle due direzioni. Le medesime opportunità esistono per la pesca e l’acquacoltura che è agli albori. “Il settore delle energie alternative e rinnovabili non sembra essere tra quelli più impellenti, ma dai margini molto interessanti – ha riferito il coordinatore del Piano strategico, Enzo Camilleri -; infatti probabilmente sono già presenti nel Paese grandi industrie multinazionali del settore, come è in corso di realizzazione in Libia il più grande parco fotovoltaico del mondo realizzato da un’impresa spagnola. Altro settore importante in espansione è il turismo, naturalmente in entrata, cioè verso il Paese. Secondo De Capoa, che esprime ufficialmente gli interessi prioritari della Libia, un settore assolutamente carente è quello dei collegamenti marittimi sia passeggeri che merci, per esempio, le navi trasporto merci dall’Italia raggiungono prima la Tunisia per accedere in Libia, ed un collegamento tra un porto siciliano, che potrebbe essere Porto Empedocle, ed i porti libici è un obiettivo perseguibile di grande interesse per ambedue le sponde”. Tanti sono stati, dunque, gli spunti interessanti di questo incontro. La Libia si candida ad essere, tra l’altro, una delle porte di accesso verso i paesi africani che non affacciano sul Mediterraneo ed un sistema di collegamenti pertanto non riguarderebbe solo la Libia ma un mondo più vasto. Si potrebbe rivelare molto interessante il settore dei beni culturali e dell’archeologia subacquea.
In Libia, lavorano già equipes italiane note per la loro professionalità. Il Soprintendente del mare, Sebastiano Tusa, ha comunicato che il suo staff ha in corso un delicato lavoro di ricerca marina che va avanti da molti anni e che durerà ancora molti anni. “L’interesse della Libia al sistema dei beni archeologici è elevato e si sta realizzando un grande impianto museale”. In conclusione, tramite la Camera di commercio di Agrigento, verrà avanzata una proposta che potrà interessare il sistema impresa regionale ed anche oltre i confini regionali, visti i volumi degli affari normalmente presi in considerazione dal Paese africano.
La Soprintendenza del mare ha sottoposto all’attenzione del tavolo un programma di lavori da cui far scaturire un centro di ricerca sul mare basato su laboratori specialistici di elevata qualità, di cui è carente il Mediterraneo, Italia compresa. L’idea potrebbe fare il paio con quella di un centro di ricerca sui beni culturali ancorato all’Università di Palermo ed inserito nel Politecnico del Mediterraneo e dunque, in collaborazione con le altre realtà universitarie siciliane, nel solco del recente dibattito sul polo universitario agrigentino sempre più legato al territorio, sia come didattica che come ricerca.
Commenti chiusi