La Procura generale presso la Corte d’Appello di Palermo ha chiesto la condanna a 9 ergastoli e 32 anni di reclusione per i 12 imputati del troncone ordinario del processo scaturito dall’inchiesta denominata “Domino 2″ condotta dalla Squadra mobile della città dei Templi che nel luglio del 2007 fece luce su 10 omicidi avvenuti negli anni Novanta fra Racalmuto, Grotte ed Aragona. Il carcere a vita è stato chiesto per Salvatore Fragapane di Santa Elisabetta, ex capo provincia di Cosa Nostra; per i fratelli produttori di olio d’oliva Diego ed Ignazio Agrò di Racalmuto, per Giovanni Acquilina di Grotte, per Calogero Castronovo di Agrigento, per Nicolò Cino di Racalmuto, per Giuseppe Fanara di S.Elisabetta e per Giuseppe Sferrazza di Racalmuto e per Salvatore Di Ganci, originario di Polizzi Generosa, ma residente a Sciacca, il quale – contrariamente agli altri – in primo grado era stato assolto. Chiesta anche la conferma delle condanne inflitte in primo grado a Diego Salvatore Pitruzzella di Racalmuto (16 anni), al latitante Gerlandino Messina di Porto Empedocle (14 anni), ritenuto il numero due di Cosa nostra agrigentina, e a Gioacchino Emmanuele (2 anni e 6 mesi) di Racalmuto. Nel luglio del 2007 i poliziotti notificarono un’ordinanza di custodia cautelare a 22 presunti affiliati e fiancheggiatori di Cosa Nostra, alcuni ritenuti responsabili di delitti perpetrati nei primi anni ’90, soprattutto a Racalmuto. Qui, nel gennaio del 1991 venne ucciso il boss del paese Alfonso Alfano Burruano, scatenando una guerra.Tutto per la droga che irruppe nella “Città della Ragione” rompendo certi equilibri, perché portata da estranei a Cosa nostra, perché «stiddrari». Giuseppe Sole, Angelo Terrana, Salvatore Sole, Giovanni Restivo Pantalone, Salvatore Alaimo inteso Nidale, Salvatore Restivo Pantalone, Carmelo Restivo Pantalone, Ignazio Orlando, Antonino Caravasso vennero ammazzati. Ci furono anche i tentati omicidi di Luigi Cipolla, Giuseppe Castiglione e Maurizio Rinallo. A cadere fu anche il commerciante Mariano Mancuso, ucciso dall’esordiente Maurizio Di Gati, al suo primo delitto compiuto ed eseguito su ordine di Fragapane. Mancuso avrebbe pagato con la vita il rifiuto a sborsare il pizzo. La prossima udienza è in programma per il 16 marzo.
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