Sulla decisione della Procura di Agrigento di revocare lo sgombero dell’Ospedale San Giovanni Di Dio interviene di capogruppo del PdL al Consiglio Provinciale di Agrigento, Ivan Paci. “La revoca dell’ordinanza di sgombero dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento da parte della Procura- dice Ivan Paci – consente di guardare con maggiore serenità alla completa restituzione di tutto l’immobile alle sue essenziali prerogative di grande presidio sanitario a servizio della comunità locale. La nomina di custode giudiziario nella persona del manager dell’Asp di Agrigento, Salvatore Olivieri, al posto del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso – prosegue Paci – conferma la bontà del percorso tracciato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha seguito da subito la vicenda per conto del Governo e, nel pieno rispetto delle esigenze della magistratura e delle aspettative della popolazione agrigentina, ha dato un contributo attento ed intelligente per affrontare una vera e propria emergenza per il territorio”.
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Gli accoliti al completo si sono affrettati a dire quanto è stato bravo, determinante, incisivo sulla vicenda dell’ospedale. A dire il vero il ministro Lodovico Alfano, così come è stato ribattezzato a Zelig, avrà operato in silenzio, perché lo abbiamo visto molto impegnato, moltissimo, ma in tutt’altre faccende affaccendato. Ma non stiamo sempre qui a rimproverargli di aver trattato questa terra come meritava, cioè con un bel calcio e via… Che razza di pathos dovrebbe trattenerlo ad Agrigento, dove gli intitolano una via Lodo Alfano Vergogna d’Italia, e dove ormai di parenti ed amici intimi gliene sono rimasti così pochi, tutti disseminati come sono, in Sicilia e nel Bel Paese, a ricoprire incarichi di prestigio. In fondo non ha scelta. Lui è chiamato a svolgere il suo dovere e noi lo possiamo capire se è costretto ad assecondare il premier che su lui ha riposto una tale fiducia da farlo svettare più in alto che più in alto non si poteva. Lo possono ben capire i suoi preziosi collaboratori, e tutti i parlamentari che oggi gli rendono onori. E’ una scala: chi sta sopra e chi sotto, e sempre ad ingraziarsi chi è più in alto per esser certi di non precipitare. Tutti attaccati al passamano. Uomini, adulti e consapevoli, che scodinzolano opportunamente anche dinanzi al più babbione degli immeritevoli che per motivi parentali siede su poltrone importanti, senza alcun altra capacità che quella di sperperare il pubblico denaro. Tutti zitti, tutti compiacenti. Parole, sorrisi, strette di mano. Peppino di Baària li avrebbe definiti dei servi. Come servi sono tutti coloro che ancora per bisogno o per aspirazione, sono costretti a girar intorno al potere.
Dov’è in loro e dov’è in ciascuno di noi quella passione civile, dov’è finito il cuore, quella voglia di fare, di vivere, di essere, di credere in un mondo migliore. Nessuno scatto di orgoglio, neanche un “no” gridato quando una cosa non è giusta, nessuna questione morale, nessun rimorso, neanche un rossore di vergogna. Una totale miseria. Sotto le nostre carni e le ossa, invisibile, ma incisa a fuoco, la più grande menzogna, il peggior bluff. Ci stanno coprendo di immondizia, l’acqua è cara e arriva a turni salvo rottura, mettono a rischio la nostra incolumità nelle strade, nelle case, nelle scuole, al lavoro. L’unica via di fuga possibile è andarcene. Parlano di come stanno snellendo la burocrazia, di come il piano casa ridarà linfa al settore dell’edilizia, di come hanno irrobustito il cemento depotenziato, di quando ci daranno l’aeroporto, e di come si sta perfezionando la formazione. Eeehh, figurati, mi dicono: munnu è e munnu resta. No, non è così. Non è vero che i giusti soccombono sempre e che il bene non trionfa mai. Come la storia insegna, più giù di così non potremo andare e qualcuno dovrà avere il coraggio di alzare il capo per dire basta e aprire un nuovo corso.