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Le vipere sono in agguato nel mese di aprile-maggio

Il recente dramma che ha colpito un uomo di Aragona, morto in seguito al morso di una vipera, ha risvegliato l’attenzione verso questo rettile che molti pensavano, fosse definitivamente estinto dalle nostre parti.  Vogliamo  dare un po’ di informazione in merito, anche perché, in questo periodo, tali serpenti velenosissimi,  escono all’aperto in cerca di accoppiamento,  e se disturbati aggrediscono con molto facilità uomo o animale che si ritrova inavvertitamente  nelle loro  vicinanze.

Le vipere sono rettili  tra i più temuti dall’uomo e nella regione mediterranea le vipere sono, giustamente, considerate pericolose per le conseguenze del loro morso. La vipera comune (Vipera aspis) non è un animale aggressivo e attacca l’uomo solo se disturbata o calpestata. Il veleno viene iniettato tramite due denti ed è sufficiente ad uccidere, in breve tempo, i piccoli animali di cui si nutre. Per un uomo il tempo d’azione del veleno è di 3-6 ore e quindi lo sfortunato, ha tutto il tempo di fasciare e immobilizzare la parte morsa, per poi recarsi nel più vicino ospedale. L’azione del veleno sull’uomo è raramente mortale e dipende dalle condizioni del morsicato, dalla zona interessata e dalla quantità di veleno inoculata, ma generalmente non è sufficiente per uccidere una persona. I luoghi preferiti da questi serpenti sono gli spazi aperti e assolati con scarsa vegetazione come sassaie e muretti. Da ottobre ai primi giorni di marzo le vipere, da sole o con altri rettili e anfibi, si rifugiano in tane sotterranee, fessure del terreno o muri a secco ed entrano in uno stato di latenza, isolate dall’esterno quanto basta per impedire alla temperatura di scendere sotto la soglia tollerabile. L’uomo costituisce il suo nemico più temuto, infatti, reputando questi serpenti pericolosi non esita ad ucciderli quando li incontra. La vipera comune adulta ha una lunghezza media di circa 60 cm (lunghezza massima registrata in Italia 82 cm), il corpo è tozzo e la coda corta. La colorazione e i disegni del corpo sono molto variabili: superiormente può presentarsi da grigia a giallastra da nera a rossastra, con disegni trasversali variamente sviluppati; inferiormente può essere da nera a giallastra, con gola biancastra e coda con apice normalmente giallo o rosso. Questa variabilità nella colorazione, a cui si deve la differenziazione in varie sottospecie, sembra legata all’habitat, all’età, e alla stagione. Il veleno, con cui uccide le sue prede, viene inoculato tramite due denti superiori canalicolati ed in connessione con la ghiandola del veleno, e che a riposo tiene ripiegati nel palato. Il fatto di essere un animale a sangue freddo lo rende dipendente dalle temperature esterne. La temperatura minima che può sopportare è di -2°C ed è capace di muoversi solo se la temperatura esterna è compresa tra i 5°C e i 37°C, necessita comunque di una temperatura di almeno 15°C per attivare la digestione delle prede ingerite.  Ad aprile-maggio si hanno gli accoppiamenti, il maschio riconosce la presenza di femmine riproduttive da speciali stimoli olfattivi e dopo combattimenti ritualizzati con altri esemplari dello stesso sesso inizia la fase di accoppiamento che dura circa 2-3 ore. I maschi escono dai rifugi invernali in media 15 giorni prima delle femmine, entrambi cercano un luogo soleggiato e passano alcuni giorni a riscaldarsi ai raggi solari. Si tratta di una specie vivipara e le femmine partoriscono mediamente 4-9 piccoli (2-20 come valori estremi) del peso di circa 9 g e lunghi 12-22 cm. I piccoli nascono da metà agosto a ottobre, dopo 3-4 mesi di gestazione e sono perfettamente autosufficienti.

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Scritto da on mag 13th, 2010 e catalogato in Agrigento, Animali, Photo Gallery, Rubriche. Commenti e pings sono chiusi.



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