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L’aeroporto della discordia e i nostri soldi

L'aeroporto in salita di Lukla, Himalaya nepalese

La scarsa partecipazione della politica al progetto dell’aeroporto di Agrigento e gli ostacoli più volte evidenziati dal presidente dell’Enac Vito Riggio sull’inopportunità del progetto infrastrutturale, hanno indotto in questi giorni il presidente della Provincia Eugenio D’Orsi, che pure aveva incassato l’ok al finanziamento con fondi regionali, a minacciare le sue dimissioni, se non ci saranno segnali certi sulla volontà politica di realizzare l’aviosuperficie. E’ un’altra battaglia, quella che si prepara per D’orsi, che appena qualche mese fa, aveva piantato in piazza una tenda della protezione civile, per protestare contro una missiva del ministero, alquanto inquietante e totalmente in contrasto con la volontà espressa dal ministro Matteoli.

Una cosa è chiara: il punto nodale della vicenda rimane quello delle risorse. Anche perché abbastanza gestibile, dal punto di vista economico del risarcimento, sembra essere la vicenda degli agricoltori, sempre che, dietro alla loro protesta, ci siano soltanto interessi pecuniari, e non strumentalizzazioni di carattere politico…

Riassumiamo: lo Stato dice no a qualsiasi aiuto; la Regione dà i fondi; Riggio continua a dire che sarebbe uno spreco di risorse pubbliche e che probabilmente non basterebbero tre anni per entrare a regime e poter definire produttiva l’infrastruttura.

Ora è lecito chiedersi, perché non si è deciso di affidare ai privati la realizzazione in project financing dell’opera? Perchè non si è dato l’ok ai privati che volevano realizzare l’opera a proprie spese? Sarebbe stata comunque un’ aviosuperficie di pochi metri, come quella in progetto, e quindi in grado di far atterrare velivoli con non più di 75 posti: un traffico limitato a charter e piccoli e brevi voli di linea, al massimo quattro al giorno. I privati avrebbero messo i loro soldi ma si sarebbero impegnati a farli fruttare e quindi avrebbero studiato tutti gli stratagemmi possibili, anche e soprattutto nel settore turistico, per assicurare un maggior numero di presenze nel nostro territorio. Ne avremmo potuto avere riadute positive certe.

Fermo restando che va apprezzato l’impegno di aver superato un oceano di ostacoli burocratici in pochi mesi (contro decenni trascorsi invano dietro la famigerata società Aeroporto Valle dei Templi), davvero non si capisce perché si voglia a tutti i costi realizzare un aeroporto con i soldi nostri e gestito dalla politica, quando questa iniziativa prima ancora di partire viene bollata come fallimentare. Non solo: si aggiunga che l’aeroporto di Trapani, dopo aver investito ancora in fondi per il suo potenziamento, solo ora, dopo anni e anni, comincia a dare dei frutti, ma nello stesso tempo guarda con preoccupazione alla nascita di uno scalo aeroportuale ad Agrigento, perché diminuirebbe il potenziale bacino di viaggiatori. Stessa opposizione proviene da Comiso, pronto da molto tempo, ma ancora non funzionante per questioni connesse alle società di gestione, alcune interessate all’aeroporto di Fontanarossa. Trema Fontanarossa per Comiso, vacilla Comiso per Agrigento, tentenna Trapani per Agrigento. Con il raddoppio della statale 640, l’aeroporto di Catania sarà ancora più vicino. S’inquieta anche l’aeroporto di Palermo?

Al centro di tutto c’è un territorio, quello della provincia Agrigento, dove vige la regola di un anti-sviluppo, di un’economia del gambero. Bisogna fare in fretta, ma la strada è sempre in salita.. .



Scritto da Redazione on giu 1st, 2010 e catalogato in EDITORIALE. Puoi seguire i commenti attraverso il feed RSS 2.0. Commenti e pings sono chiusi.



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