Il sindaco Marco Zambuto è stato per l’ennesima volta assente dai grandi appuntamenti politici che vedono protagonista il ministro di Giustizia Alfano. Gli ha mandato una lettera, però, nella quale gli ricorda aspetti su cui, a suo dire, il ministro personalmente poteva da tempo intervenire, perché di competenza diretta del suo ministero. Zambuto protesta, perché malgrado i tentativi di coinvolgere nel “progetto per Agrigento al di sopra dei partiti” anche la componente lealista del Pdl, che ha fatto il suo ingresso nella tanto discussa Giunta ter, ancora non c’è un solo segnale di intesa e di raccordo. La sua lettera a tarda sera non era stata nemmeno recapitata al destinatario. I giornalisti sono stati invitati a non chiedere al Ministro di rispondere al sindaco, perché dell’argomento non era stato informato. Ai giornalisti è stato anche suggerito di non chiedere ad Alfano alcunchè di siciliano o locale, e quindi niente della questione politica del Pdl in Sicilia, del possibile Governo Lombardo quater, della telefonata di Lombardo con Berlusconi, della vicenda della Giunta Zambuto, della situazione politica alla Provincia e il possibile rimpasto, dell’esito delle recentissime amministrative, e di tutto quanto possa riguardare vicende territoriali. Sono stati indirizzati a porre domande generiche, possibilmente di carattere nazionale: altrimenti non avrebbe risposto. Qualche malalingua potrebbe malignare che si tratti di manipolazione dell’informazione, domande pilotate per non avere imprevisti e non correre rischi. Invece si chiama “organizzare la comunicazione”, orientare i giornalisti, una sorta di servizio, una facilitazione del lavoro per chi opera nel settore. E il rischio, per noi, potrebbe essere dire una sola virgola in più e sbagliare. Così invece siamo sicuri che non ci sia un solo giornale, un solo telegiornale, una sola agenzia o un web a dare un’informazione diversa da quella programmata. Un coro di affermazioni, peraltro neanche nuove, su un ddl studiato da due anni e punto fondamentale del programma di Berlusconi, peraltro scaricabile dal sito del Pdl sulle ultime elezioni politiche. Invero in seno al Pdl lealista, definito dal presidente dell’Ars Cascio il partito “degli ortodossi o dei fessi” (“perché è la figura che stiamo facendo, quella dei fessi” ha affermato), le linee di pensiero non si contano più. E lo ammette lo stesso Cascio, anche se tenta di provare la possibilità di far convivere varie anime: “Proveniamo da esperienze diverse: io sono un ex democristiano, Leontini è un ex socialista e Nania è un ex fascista” (quale disinvoltura nell’autodefinizione). Intanto, chi era presente alla seconda “lezione” del corso di alta formazione politica per “giovani talenti”, ha assistito alle soddisfazioni per la legge bavaglio del direttore del Giornale di Sicilia Giovanni Pepi, tra i relatori dell’iniziativa organizzata dall’europarlamentare Iacolino: “Finalmente – ha affermato Pepi – sono state introdotte delle regole in questa materia, perché nel mondo del giornalismo spesso vengono violate, come nel caso della rettifica, che non ha mai lo stesso spazio della notizia. Eppure la regola c’è e viene violata. Questo succede perché non ci sono delle sanzioni e non c’è legge senza sanzioni”.
Nania, co-coordinatore del Pdl in Sicilia non ha smentito la sua fede, nel ricordare, come si è fatto per decenni, che a scuola “su 25 libri di testo di storia, soltanto 5 raccontano la verità sulle Foibe”. Ma non solo: ” Oggi è difficile non soltanto esprimere liberamente il proprio pensiero, ma è difficile soprattutto la libera formazione del pensiero. Ci vuole un grande impegno da parte di tutti i soggetti interessati perché vengano rispettati i principi di libertà dell’individuo della Costituzione. Su questa tema bisognerebbe confrontarsi, sul problema delle falsità che scrivono i giornali, su come si smentisce una notizia, sullo spazio che si affida alla rettifica, in un angolino della pagina e così via”. Nania, dopo aver scatenato la curiosità, ha evitato di farsi intervistare, perché doveva prendere “l’aereo per Roma” e ogni minuto può essere prezioso… o deleterio. Ma il coup de théâtre è venuto con Cascio: “Oggettivamente il Pdl è un’istituzione eterea. Il partito oggi non esiste, se esistesse un partito vero, per lo meno, su base regionale, non si sarebbe permesso a 15 parlamentari di sostenere la Giunta di Lombardo con il Pd”. E giù applausi. “Miccichè è ininterrottamente al potere dal 1994, è possibile che un partito sopporti un fatto simile? E’ azionista di Maggioranza di tutti i Governi regionali. E’ questo il denominatore Comune: ci sono stati suoi uomini in tutti i Governi. Un partito reale dovrebbe fare una riflessione su questo punto. Un partito vero avrebbe dovuto intervenire”. Altri applausi. Sorpreso delle affermazioni anche il co-coordinatore del Pdl in Sicilia, Castiglione, che ha abbozzato una risposta diplomatica: “Per la verità il partito c’è. Abbiamo lavorato in questi mesi per ricucire. Noi abbiamo un obiettivo: fare il grande Pdl. Il Popolo della Libertà è una scommessa, un’ambizione, e dobbiamo lavorare perché tutti si possano ritrovare nella casa del Pdl, facendo ognuno la propria parte. Siamo convinti che Berlusconi metterà mano al partito e noi aiuteremo Berlusconi a far sì che questo grande progetto politico non si areni nelle frammentazioni e possa essere strumento partito al servizio del Paese”. Il presidente dell’Ars, senza peli sulla lingua ce l’ha con Lombardo e con i suoi amici nel Pdl: “Lombardo aveva l’ambizione di utilizzare la presidenza della Regione per realizzare un partito nazionale. Sperava nel 2%, ma ha fallito. Gli abbiamo detto: “Adesso l’obiettivo è amministrare la Regione. Hai la leadership della coalizione. All’indomani ci ha buttati fuori dalla Giunta. Di fronte a questo tipo di azione politica credo che ci sia poco da fare e molto da criticare”. Insomma tra chi amministra la Regione e gli amici del ministro c’è una gran confusione. Difficile stare tranquilli. Gli uni e gli altri aspettano l’intervento di Berlusconi. Alla stampa andrebbe affidato il compito di informare i lettori, prima che di queste poco decorose diatribe, della grave situazione economica, della pesante disoccupazione, dei livelli di povertà, della assoluta mancanza di prospettive per i giovani, dei disservizi, delle promesse non mantenute, delle carenti e precarie strutture per lo sport, degli inesistenti aiuti agli anziani. Tornare a fare i giornalisti, invece di porre domande pilotate, significa svolgere un compito delicato e di responsabilità: un ruolo che abbiamo deciso di assumere quando abbiamo intrapreso questa professione, per passione e spirito di servizio e non certo per guadagno. L’on. Mannino, presente come il ministro Alfano, alla presentazione del libro di Giovanni Taglialavoro “Quell’idea di Sudovest” ha affermato: “Non serve una nuova legge. La legge c’è già. Basta applicarla. Invece di punire giornalisti ed editori per la violazione del segreto istruttorio, bisogna individuare chi lo ha svelato”. Solo che qualcuno ha certamente sbagliato, in buona o malafede, ed ora si coglie l’occasione per limitare il nostro lavoro. L’aria che si respira, di fame, di disoccupazione, di strapotere è da anteguerra. Non lo diciamo noi, lo dice la Banca d’Italia, con dati alla mano. Lo dicono i giornalisti che protestano in piazza o sui giornali.
Kant scriveva: “Quel potere esterno che toglie agli uomini la libertà di comunicare liberamente i propri pensieri toglierebbe loro anche la libertà di pensare, che è l’unico tesoro che ancora ci rimane, in mezzo a tutti i pesi della condizione civile e l’unico aiuto che può ancora soccorrerci contro tutti i mali di quella condizione”.

Commenti chiusi
Siamo d’accordo con le valutazioni espresse con ottimo taglio giornalistico.I socialisti sono contro la legge bavaglio,diminuiscono i tassi
di democrazia nel nostro Paese.Superficiale la lettura delle cose agrigentine
nel dibattito sul libro di Taglialavoro,una parata per clienti ed amici.Non una voce dissonante,tutto a tarallucci e vino.