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Sognando l’Africa, con i suoi aeroporti

Pur avendo ormai maturato una personale opinione sui fatti, perché diverse sono state le occasioni fornite dalla cronaca, non intendo entrare nel merito di chi abbia torto o ragione, ma sento il dovere di sottolineare la gravità di ciò che sta avvenendo. Un imprenditore che si chiama Salvatore Moncada ha deciso di rompere con Confindustria e di proseguire la sua attività d’impresa dove gli riesce più facile e cioè all’estero o in altre parti del territorio nazionale.

La sua idea iniziale era di investire sul territorio, di continuare a creare iniziative d’impresa, di offrire opportunità occupazionali, ma un silenzio assordante attorno a lui, sia da parte della politica che da parte dei suoi colleghi lo ha costretto a mollare.

Sul motivo di questa sua decisione, lo stesso Moncada ha fornito tante spiegazioni. Non condivise da Confindustria, e in modo lapidario commentate dall’assessore Venturi, tempo fa. Oggi addirittura il silenzio. Mentre non tenta nemmeno di ricucire, Confindustria va con Lo Bello e Catanzaro e l’assessore (anche lui Confindustria) Venturi, a sottoscrivere con l’Asi commissariata l’adesione al “Laboratorio Agrigento per lo Sviluppo nella Legalità”, per garantire maggiori controlli sulle infiltrazioni mafiose. Ma sono davvero quelle l’unico problema degli imprenditori o dell’economia locale?

Perché, penso, sarebbe ammissibile questo silenzio, se ci fossero alternative. Invece non ce ne sono. Non ce ne importerebbe niente di un Moncada che esce da Confindustria.

Le piccole imprese del commercio e dell’artigianato che chiudono sono la spia del malessere che c’è. Le mille aziende dell’edilizia che scompaiono sono un altro segnale. Le imprese che aprono ancora, malgrado la crisi, sono un altro segno di disperazione. Aprono per chiudere.

Le attività d’impresa, che rappresentano oggi l’unica opportunità di un lavoro, la speranza di un futuro, l’unica occasione per crearsi una famiglia o decidere di avere dei figli, sono tutte a rischio. Fanno arricchire le banche che già offrono nei loro specchietti statistici i segnali di ripresa, con l’aumento dei prestiti. Dei prestiti, ovvero, di nuovi indebitamenti. I prezzi si abbassano: ovunque offerte, sconti, paghi due e prendi tre. L’economia è ferma.

Il futuro ha il colore grigio di questo cielo di giugno. Sembra che anche il tempo non abbia voglia di sorriderci e di regalarci l’estate.

Non è pessimismo. E’ che a questi giovani che con entusiasmo si sono avvicinati a Moncada per avere una possibilità, si rischia di chiudere l’ennesima porta in faccia. Quando ad Agrigento chiude una piccola azienda, anche una ditta individuale, c’è una speranza che muore.

Moncada è un imprenditore, non un benefattore, anche se parla di responsabilità sociale. Lui ha fatto i suoi conti.

L’aviosuperficie l’ha costruita in Africa, per arrivare con il suo aereo, non ad Agrigento. L’ha pensata e l’ha fatta.

In Africa c’è quel che chiamavamo Terzo Mondo attrezzato per lasciarci indietro. Una volta dicevamo che rischiavamo di diventare Africa. Oggi rischiamo di dover imitare l’Africa per continuare a guardare avanti.



Scritto da Redazione on giu 23rd, 2010 e catalogato in EDITORIALE. Puoi seguire i commenti attraverso il feed RSS 2.0. Commenti e pings sono chiusi.



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1 Risposta per “Sognando l’Africa, con i suoi aeroporti”

  1. giovane scrive:

    Ho capito perchè noi non andiamo avanti e gli altri ci stanno superando tutti.

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