Ormai è una pratica che dovrebbe farci riflettere.
Il presidente della Regione Lombardo annuncia rimpasti, (siamo al quater) e dal suo insediamento realizza una rotazione di circa 20 assessori diversi con i relativi dirigenti, cambiando tre volte perfino il dirigente della Programmazione, che già nel nome contiene l’urgenza della continuità.
Gli stessi assessori cambiano più volte delega, con l’evidente obiettivo di evitare radicamenti di potere, che rimane invece accentrato nelle mani del presidente. Anche il presidente dell’Ars Cascio ebbe a dire che gli assessori non contano niente, ché è invece Lombardo che comanda. Un uomo solo tiene in mano l’attività politico-amministrativa della Regione.
Ma non è l’unico. Il presidente della Provincia Eugenio D’Orsi, con l’annuncio nei mesi scorsi del rimpasto (e solo nelle ultime settimane con l’ufficializzazione della revoca delle deleghe), ha creato un terremoto politico, aprendo le porte e a mille possibilità e nessuna, ma di fatto rendendo praticamente inerti o in stand by tutti i suoi collaboratori di Giunta. Ancora oggi non ci sono assessori, ma l’ente continua ad operare. Queste sono le considerazioni: o c’è un superuomo alla guida della Provincia, come della Regione, che è in grado di mantenere in moto un intero sistema, o il sistema va avanti per inerzia, o rimane poco o nulla da amministrare e praticamente niente da offrire come servizio al cittadino.
A proposito di quest’ultimo punto l’inutilità delle Province dichiarata dal presidente Lombardo sembra un’ipotesi giustificabile e praticabile, quanto meno in termini di economie. Altrettanto praticabile l’ipotesi di “replica” di D’Orsi, che – come battuta – ritiene che anche la Regione possa essere considerato un ente inutile. Al di là delle espressioni “a tono”, c’è da chiedersi quanti “no” a Comuni e Province siano stati elargiti in questi mesi proprio dall’amministrazione regionale. Ma siamo in crisi, è noto. Non è una questione di inutilità, dunque.
E a parte Armao che incontra i cinesi, o Strano che promuove le Olimpiadi in Sicilia, non è che questa Giunta abbia brillato di idee…
Senza contare i nostri rappresentanti nella Giunta di Governo (Agrigento ne ha ben tre), che con le mani legate hanno potuto far meno, per sé e per la propria provincia, di quanto abbiamo potuto far in passato i loro predecessori.
Al Comune capoluogo il sindaco Marco Zambuto ha potuto congelare per un mesetto i suoi collaboratori di Giunta, senza che ne risentisse la normale lentissima macchina burocratica, così come nessuno scossone ha registrato la riduzione di servizi “duplicati” o il contenimento dei costi.
A Licata, poi, 23 assessori diversi, ma questa è un’altra storia!
Il Governo della Cosa pubblica Agrigentina, completato questo quadro, può ridursi in sintesi in un asse governativo di potere discendente di 4 persone: Berlusconi-Lombardo-D’Orsi-sindaco, dove al potere del primo corrispondono, agli altri, proporzioni di potere sempre minore.
La voce del cittadino-elettore rimane muta, inascoltata e priva di rappresentanza. C’è qualcosa, in questo pericoloso meccanismo protezionistico messo in atto dai detentori del potere, che non funziona. Stare in guardia rispetto alle mire espansionistiche e protagonistiche dei propri collaboratori non è una scusa sufficiente per lasciarci senza voce.
Ma non solo. C’è un sistema politico-amministrativo che sembra reggersi esclusivamente su burocrati, aggrappati agli spazi di conquista e terrorizzati dall’idea di perdere terreno. E quindi più disponibili, meno rigidi di quanto siano stati in passato, quando il potere politico consentiva loro di determinare le scelte.
Siamo su un filo, tutti quanti i soggetti di questo “quadro”, anche noi cittadini. In precario equilibrio, tra tanti “se”.
Le proteste, quelle che da decenni non riempivano le piazze con tale assiduità, meritano di essere quanto meno ascoltate.
Commenti chiusi