Si riporta di seguito il testo del saluto letto dal sindaco di Agrigento Marco Zambuto al prefetto Umberto Postiglione.
“Eccellenza,
la città di Agrigento, e per essa la sua civica Amministrazione, Le porge un affettuosissimo e riconoscente saluto nel momento in cui, chiamato a ricoprire un altro e prestigioso incarico presso il Ministero dell’interno, si accinge a raggiungere la capitale.
Movimenti del genere ricorrono frequentemente in tutti i capoluoghi d’Italia, dettati da esigenze specifiche e da valutazioni discrezionali di oculato spessore e di alto livello politico. A tali importanti atti di governo quasi sempre si accompagna l’implicita e subordinata esigenza di assicurare il riconoscimento dei meriti di carriera, lo scambio ed il potenziamento delle esperienze e la crescita di quell’essenziale categoria organica, necessariamente ristretta e selezionatissima, costituita per l’appunto dai Prefetti, e cioè dai rappresentanti del Governo centrale nel tessuto sovracomunale del territorio dello Stato.
I giornali ed i mezzi di comunicazione danno quasi sempre un certo risalto a questi movimenti, non senza tentare – ma sempre con cautela e con intelligenza – di darne una lettura. Costituiscono, infatti, momento di risalto della vita politico-amministrativa, e si prestano a bilanci, a previsioni, a ricordi di avvenimenti. Suppongo che, come è accaduto nel passato, questo si verificherà ancora una volta presso di noi. L’opinione pubblica si accomiaterà da Lei che ha imparato a conoscere e guarderà con interesse il Prefetto subentrante, ad indovinarne le potenzialità d’indirizzo e di coordinamento, con gli auspici che, in questo come in altri casi, discendono dai bisogni e dai desideri di una popolazione.
Con queste considerazioni credo di aver voluto dare a questo saluto ed a questo ringraziamento, il normale e formale significato di un avvenimento che si colloca nella continuità della vita amministrativa e che ne segna, ma senza alcuna soluzione, il calendario.
La ringraziamo per la sua equanimità, per la sua grande competenza, per il suo attivismo, e Lo accompagniamo con i nostri più sentiti auspici di brillante carriera fino al Suo nuovo incarico nella Sua nuova sede.
Ma è proprio da qui, dal punto cioè in cui potrei porre termine al presente indirizzo di ufficiale gratitudine e di formale saluto, che intendo aggiungere un sentimento generale, mio, di tutti gli amministratori comunali, collettivo, di tutti gli agrigentini; un sentimento che viene da lontano, che è andato crescendo giorno dopo giorno in questi anni: di stima, di ammirazione, di rispetto per l’uomo che Lei è nel rivestire la Sua funzione. Di questa Sua funzione Ella si è servito non per trarne un’autorevolezza maggiore di quella personale, ma per sostanziarla e, nel contempo, per farla pervenire a tutti i cittadini di questa provincia, per metterla a disposizione dei loro problemi.
E’ inevitabile riandare al primissimo approccio con l’Amministrazione comunale, allorquando raggiunse il palazzo di Città per la visita di prammatica. Da una parte io col Presidente del Consiglio comunale e con i componenti della mia Giunta, dall’altra Lei. Ci fu uno scambio di informazioni reciproche, poi si verificò un lungo silenzio rotto improvvisamente da Lei con una ricca e faconda improvvisazione dalla quale capimmo come nello spazio di un giorno si era già posto il problema di conoscerci nella nostra indole, nella nostra cultura, nei nostri problemi; e si era anche posto il problema di come mobilitarsi.
Avremmo potuto pensare che Lei si fosse preparato affrontando sui libri la conoscenza della nostra Città. Fortunatamente non lo pensammo, perché da quel momento in poi, in cento occasioni, vedemmo come Lei mutuasse le proprie conoscenze dal conoscerci, dall’intuirci, dal comprenderci, dal rendersi conto dei nostri ostacoli, di alcuni tabù collettivi, delle nostre caratteristiche culturali e psicologiche. In questi anni non ha fatto altro che conoscerci, e dunque non ha fatto altro che divenire e farsi agrigentino, ed amare la nostra Città, la sua luce, la sua cordiale umanità.
Di tutto ciò siamo onorati.
In moltissime occasioni ci ha sorpreso per le Sue cognizioni tecniche, per esempio per quelle concernenti il nostro atavico problema idrico. Le Sue illustrazioni conquistavano tanto noi amministratori e politici che i tecnici, sia per il competente approfondimento che per 1′affabulazione entusiasmante, l’incoraggiamento intellettuale, la rianimazione amministrativa, gli sbocchi e la didattica politica.
Nessun problema L’ha mai infastidito, né, rispetto ai problemi, ha mai battuto la strada della revoca demagogica o della dogmatica affermazione dell’insussistenza del problema stesso o di ogni altra forma di tacitazione. Né, inversamente, si è lasciato fuorviare da un falso gigantismo dei problemi, dalla loro pseudoinesorabilità, dalla loro irresolubilità. Così La conosciamo e La riconosceremo, uomo colto e raffinatissimo, dialetticamente abile, in grado di gestire le situazioni più scabrose e di affrontare le mediazioni più difficili.
Quante volte in occasioni culturali come di fronte alle insorgenze più imprevedibili, non ha preso la parola utilizzando le proprie capacità comunicative e narrative per creare le migliori condizioni di comprensione?
Invidiabili e fortunati quanti l’avranno come punto di riferimento!
Né possiamo rammaricarci che non sia più il nostro Prefetto, perché non potrà portare con sé quello che ci ha lasciato, e perché ancora rimarrà amico di questa Città.
La sua notorietà è stata pari a quella degli amministratori locali: non l’ha ricercato come individuo ma in nome e per conto dello Stato.
La Sua opera e la Sua presenza restano legate a moltissime iniziative. Mi piace solo ricordare il contributo determinante offerto per la soluzione della cosiddetta via di fuga del quartiere a nord del colle.
La Città e l’Amministrazione comunale sentono anche di dover rivolgere un calorosissimo saluto alla sua Signora per aver offerto con la propria immagine e la propria presenza l’esempio di quella dignità femminile che, all’interno della coppia, costituisce un valore aggiunto. Tanta parte di ciò che è Lei, infatti, si deve certamente alla collaborazione di vita ed alla vicinanza della moglie: tanto affettuosamente nota e semplicemente chiamata in tutti gli strati della popolazione “la moglie del Prefetto”.
Nel rinnovarLe il saluto ed il collettivo ringraziamento per l’opera svolta, ci auguriamo che Ella voglia ancora essere ospite graditissimo della nostra Città, ospite di onore, ospite del nostro piacere di rivederLa, magari in occasione di una nostra festa o di un grande evento.”
Commenti chiusi