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Salvare il nostro futuro

Salvare Agrigento. L’enigma che proponeva di unire i puntini è stato svelato. Salvezza da cosa? L’anonimo comunicatore ci induce a riflettere. Da un futuro senza speranze, dall’arretratezza economica e culturale, dalla povertà determinata dalla mancanza di lavoro, da una politica di anti-sviluppo, dalla disamministrazione del territorio, dalla mafia, dalla mala-burocrazia, dai potentati, dai veleni, da una crescita esponenziale della micro-criminalità. Salvare Agrigento con la sua storia, la sua identità, le sue tradizioni, le sue aspirazioni, il suo popolo. Seguirà una proposta, ne siamo certi: ed abbiamo già qualche idea su come si scioglierà presto l’intricata matassa.

La campagna elettorale ha avuto inizio da prima di ferragosto.

Scorrendo le pagine on line di Live Sicilia ho trovato: “Una donna per salvare Palermo”di Roberto Puglisi.

Dagli organi di informazione nazionale si deduce da settimane un messaggio d’urgenza, di necessità inderogabile del sacrificio, di una manovra obbligata di lacrime e sangue per “salvare l’Italia” dal fare la fine dell’Irlanda o della Grecia.

Ecco: l’idea di salvezza domina questi giorni. Siamo alla decadenza dell’Impero, come si legge un po’ ovunque, e come deducono, in chiave agrigentina, anche due consiglieri comunali, Hamel e Lauricella. Siamo sull’orlo di un baratro (o all’inizio di una salita) e il nostro istinto ci induce a credere di dover salvare il salvabile. Almeno nell’immediato. Poi, si potrà pensare a “che cosa fare”. In tutto questo dovremmo guardare alle nostre abitudini, al nostro modo di percepire e vivere il presente, alle nostre azioni quotidiane, alle nostre aspirazioni. Solo così potremo scegliere che cosa vogliamo: un mondo di inciviltà, di corruzione, di degrado, oppure un mondo di rispetto delle regole, di convivenza civile, di valori sani. Dalle nostre scelte dipende il nostro futuro.

Scriveva su “La Sicilia” domenica scorsa Pietro Barcellona: “Nel mondo di degrado a cui assistiamo quotidianamente non è l’etica in crisi, ma la società stessa. Ciò che si eclissa non è l’etica ma il vivere comune partecipando di uno stesso destino e di una stessa angoscia. L’eclissi dell’etica è l’eclissi della società”.

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Scritto da on set 6th, 2011 e catalogato in EDITORIALE. Commenti e pings sono chiusi.



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