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I “compagni di scuola” candidati sindaco

E’ capitato in questi giorni di assistere a un divertito colloqui fra ragazzini di 13-14 anni. Inizialmente non si percepiva il soggetto delle loro battute. Ma eravamo a pochi metri di distanza e, a poco a poco, il quadro si è fatto molto più chiaro. Parlavano della campagna elettorale, ma lo facevano il modo completamente diverso da quello che passa in questi giorni sugli organi d’informazione o sui muri della città.

Non facevano nomi, ma avevano dato un ruolo <scolastico> a ognuno.

Così c’era il <ripetente>, bocciato per colpa degli insegnanti, veri responsabili della sua bocciatura, ma che aveva lavorato bene anche se gli altri non lo capivano. Poi c’era l’antipatico primo della classe, i so tutto io e voi non siete nessuno. Poi il <raccomandato> che doveva andare avanti perché così era stato deciso in altri ambiente. Poi ancora l’autoreferente sicuro di se e incurante del giudizio e dell’opinione degli atri che invece rimanevano perplessi. Infine il ribelle, in disaccordo con i compagni, i professori ma soprattutto poco incline a rispettare le regole. Veniva da un’altra  classe dove non erano mancati i problemi e arrivando in questa nuova si è messo subito a bacchettare tutti,  non rispettando niente e nessuno.

Con questi <compagni> di classe facevano accostamenti ai loro tradizionali compagni reali e ai loro professori e presidi. E lì giù a sbellicarsi dalle risate.

Siparietto a parte, l’occasione è servita per fare riflettere sull’immagine che i cinque candidati a sindaco del capoluogo stanno dando non tanto ai partiti o ai grandi, quanto ai giovani della città e forse non solo. Molti non ascolano quello che dicono, ma si fanno un’opinione su come si comportano. E non sempre piace e soprattutto non a tutti.

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Scritto da on apr 22nd, 2012 e catalogato in EDITORIALE. Commenti e pings sono chiusi.



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