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Agrigento, documento sul precariato consegnato alla Prefettura

Le Segreterie Regionali Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl hanno consegnato un comunicato ufficiale al Capo di gabinetto della Prefettura di Agrigento, Di Donato, affinchè si faccia portavoce con il Governo, dei numeri del precariato in Sicilia. Di Donato ci ha assicurato che il Prefetto ne farà comunicazione entro questa sera, corredandola da dichiarazione dei sindaci presenti sulla necessità dei precari per lo svolgimento dei servizi negli enti locali. I sindaci, (neo eletto Parello, zambuto, sindaci di Grotte, casteltermini, Grotte, favara, realmonte, Porto Empedocle,…) il Presidente dellea Provincia e rappresentanza Anci Pumilia, hanno dichiarato di volere manifestare presso Regione Sicilia per chiedere la deroga al Patto di Stabilità. “Le sigle sindacali esprimono profonda preoccupazione per le sorti dei lavoratori precari impegnati nelle pubbliche amministrazioni siciliane ed in particolare negli EE.LL. dell’isola. Le recenti pronunzie della Corte dei Conti sui processi di stabilizzazione del personale precario nelle pubbliche amministrazioni e le motivazioni addotte nell’impugnativa del Commissario dello Stato ai disegni di legge elaborati dal Governo e dalla classe politica siciliana, aggravano un quadro normativo già fortemente complesso ed allarmano i lavoratori precari che garantiscono servizi fondamentali ai cittadini. In merito, occorre osservare che il precariato in Sicilia ha origine nel lontano 1988 e, dopo 24 anni di proroghe, attraverso un groviglio di legislazioni,il fenomeno è ad oggi ancora irrisolto. Particolare attenzione va rivolta a questo “precariato storico”, intendendo con tale accezione quei lavoratori, provenienti dal bacino dei lavoratori socialmente utili, utilizzati nelle pubbliche amministrazioni con contratti di natura temporanea, ma con riferimento a fabbisogni permanenti dell’amministrazione. Se il ricorso, infatti, a contratti di lavoro a tempo determinato corrisponde alla necessità di fare fronte ad esigenze temporanee delle amministrazioni, di fatto si sono utilizzate tipologie di lavoro flessibile per esigenze permanenti legate al fabbisogno ordinario. Situazioni, queste, assimilate a forme di lavoro precario poco compatibili con i principi che sono alla base dell’organizzazione e del funzionamento delle amministrazioni. In questo modo, la classe politica ha creato condizioni di precariato che si protraggono da lungo tempo, generando una categoria di lavoratori che, unitamente a quelli a tempo indeterminato ancora in servizio, in assenza di regolare turn-over, hanno fino ad oggi garantito i servizi fondamentali ed essenziali alle proprie comunità locali. D’altra parte, è ben noto che gli organici senza il personale precario sono all’osso. Si tratta di lavoratori che, oggi ormai qualificati, svolgono con competenza un servizio pubblico e reclamano, giustamente, occupazione e certezze. Gli Enti, forti della presenza del personale precario, da oltre un ventennio, rinunciando a qualsiasi procedura concorsuale, hanno continuato ad utilizzare questi lavoratori, in punti strategici ed anche in posizioni apicali delle amministrazioni stesse, sfruttando i titoli di studio da questi posseduti e la professionalità dagli stessi acquisita. Così facendo, settori strategici quali la polizia municipale, gli asili nido, gli uffici di ragioneria, gli uffici tecnici e i servizi manutentivi, i servizi sociali ed assistenziali dei comuni sono ad oggi coperti da gran parte del personale a tempo determinato che ha già sostituito il personale a tempo indeterminato nel frattempo andato in quiescenza. Sono i più deboli del sistema, i meno tutelati e retribuiti, sottoposti spesso alla richiesta di prestazioni elevate in cambio di un rinnovo contrattuale. Gli errori perpetrati dalla classe politica non possono ricadere sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie. A distanza di oltre vent’anni, contrariamente a come invece è avvenuto nel resto d’Italia e in altri rami di amministrazioni, questi lavoratori precari rischiano di essere estromessi irrimediabilmente dal mercato del lavoro, anche per causa della loro oramai avanzata età. L’inopportunità espressa ultimamente dalla Corte dei Conti alla stabilizzazione di questo personale, le rigide regole ai vincoli del patto di stabilità nazionale e l’eventuale blocco paventato dal Commissario dello Stato e imposto dalla normativa nazionale alle stesse proroghe, metterebbe in ginocchio i servizi offerti dagli Enti Locali alla cittadinanza. Pur nella consapevolezza dello stato di crisi generale in cui versa il paese, ed ancor di più la Sicilia, non può certo disconoscersi ed essere consapevoli del fatto che occorre riorganizzare la pubblica amministrazione per renderla più efficiente, efficace e trasparente. Ciò deve essere considerato prioritario per fare ripartire l’economia, tagliando spese improduttive e rami secchi che non possono, tuttavia, essere individuati tra i servizi comunali da rendere proficuamente alle comunità. La valorizzazione delle risorse umane nella P.A., coerentemente con i fabbisogni organizzativi accuratamente individuati, se legata ai concetti di efficacia ed efficienza, in un’ottica di razionalizzazione, anche attraverso l’individuazione di eventuali percorsi di qualificazione o riqualificazione, rappresenta un elemento di innovazione organizzativa in grado di generare benefici. Il Governo Regionale, congiuntamente agli Enti Locali, fino ad oggi ha sostenuto economicamente l’utilizzo di questo personale. Purtroppo le difficoltà economiche in cui gli Enti versano, tenendo conto delle proprie disponibilità di bilancio e delle specifiche disposizioni in materia di assunzioni e di tetti di spesa, difficilmente consentirebbero una regolamentazione a totale carico delle strutture locali. Per questo è indispensabile il coinvolgimento del Governo Nazionale sulla specifica vertenza del ventennale precariato in Sicilia, teso a dare una soluzione strategica, tale da impiegare in modo strutturale e stabile il personale precario in servizio negli Enti Locali”. “Rivendicano una riorganizzazione della pubblica amministrazione in Sicilia, scevra da sperperi e, attraverso il pieno apporto professionale del personale precario utilizzato, tesa unicamente a garantire ed ampliare i servizi da offrire ai cittadini; Ritengono che gli errori, i ritardi e le omesse applicazioni di precedenti normative, perpetrati negli anni dalla classe politica siciliana, non possono e non debbano ricadere sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, che da oltre vent’anni sono impegnati in posizioni di lavoro strategici delle amministrazioni, ed oggi posti a serio rischio. Considerano discriminatoria ed iniqua l’esclusione dai processi di stabilizzazione di questi lavoratori rispetto ai processi analoghi avviati e conclusi positivamente sia in campo nazionale che regionale. Auspicano un percorso, in tempi certi, orientato alla stabilizzazione di questi lavoratori, integrato in un processo di razionalizzazione e valorizzazione generale delle risorse umane all’interno delle amministrazioni pubbliche. Chiedono risposte concrete, non ulteriori proroghe ed illusori tentativi di mitici percorsi di stabilizzazione, operate dal Governo regionale e dalla classe politica siciliana, ma interventi che regolarizzino concretamente la condizione di lavoro di questi precari ultraventennali. Reputano indispensabile una sinergia d’intenti e di risorse da parte del Governo Centrale, del Governo Regionale e delle stesse Amministrazioni Locali al fine di porre realmente fine alla ventennale vertenza del precariato in Sicilia. Non chiedono risorse aggiuntive alla finanza pubblica, nella considerazione che non si tratta di nuove assunzioni, ma una soluzione condivisa con il governo regionale al fine di poter continuare a rendere i servizi essenziali ai cittadini. Non vogliono immaginare uno scenario in cui, da una parte, questi lavoratori vengano estromessi dal posto di lavoro, e dall’altra parte, gli Enti si trovino nella impossibilità di continuare a garantire i servizi ai cittadini. Chiedono a S.E. il Prefetto che si faccia latore del documento allegato al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro del Lavoro, affinché possano rimuovere gli ostacoli e gli impedimenti di legge alle procedure di stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione in Sicilia, anche con disposizioni derogatorie rispetto alle normali procedure di assunzione, tenendo conto della loro specificità giuridica, lavorativa e sociale”.

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Scritto da on mag 11th, 2012 e catalogato in Agrigento, i Fatti. Commenti e pings sono chiusi.



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