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Messina (CCIA): “Allarme occupazione al Sud. La provincia di Agrigento scommetta sulla green economy”

L’allarme occupazione suona più forte al Sud: su 70 province nelle quali il calo dell’occupazione dipendente andrà al di sotto della media nazionale (-1,1%), 35 sono del Meridione, partendo da Enna, Ragusa e Siracusa (che superano o si aggirano intorno al -3%) e concludendo con Avellino (-1,3%). Unica eccezione è Napoli, dove la riduzione dell’occupazione dipendente non dovrebbe scendere oltre il -0,8%. In concreto, ciò significa che circa un terzo dei 130mila posti di lavoro che andranno persi quest’anno si concentrerà proprio nelle regioni del Mezzogiorno. Questa la fotografia scattata dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro , l’indagine che raccoglie le previsioni di assunzione delle imprese dell’industria e dei servizi.Il clima carico di incognite che contraddistingue questi mesi impronta alla massima cautela i programmi di assunzione delle imprese italiane. Il contesto, tuttavia, tende a penalizzare ulteriormente le aree più deboli del Paese, a cominciare dal Mezzogiorno (oltre 42mila i posti di lavoro in meno, con un tasso di -1,7%), con le province siciliane che, nel loro complesso, vedranno ridurre l’occupazione dipendente del 2,2%, perdendo oltre 11.500 posti di lavoro. Se Enna, Ragusa e Siracusa occupano le prime posizioni della classifica dei tassi più negativi (e saldi in termini assoluti rispettivamente pari a -430, -990 e -1.260), nelle prime 24 posizioni (nelle quali la variazione dell’occupazione dipendente prevista è pari o superiore al -2,0%) si incontrano altre 4 province siciliane: Messina (-2,3% per 1.590 posti di lavoro in meno), Catania (-2,3%, -2.920 il saldo), Caltanissetta (-2,0%, -530) e Agrigento (-2,0%, -610).La contrazione occupazionale dei dipendenti attesa quest’anno, sebbene relativamente più contenuta rispetto a quella registrata nel 2009-2010, potrebbe far pensare che in questo e negli anni precedenti la scelta preponderante delle imprese sia stata di procedere a riduzioni del personale “forzate”, attraverso, ad esempio, il licenziamento. Questa ipotesi viene puntualmente smentita dalla lettura delle previsioni delle uscite di personale e delle motivazioni che le imprese adducono. Ciò induce a credere che le imprese, soprattutto nell’anno in corso, abbiano un discreto timore nell’assumere nuovo personale ma, al contempo, facciano anche grande attenzione a mantenere le risorse umane già stabilizzate ed integrate nei processi aziendali.“In questo quadro – afferma il presidente della Camera di Commercio di Agrigento – c’è bisogno di una iniezione di fiducia alle nostre imprese che, in un contesto così incerto, sono titubanti ad assumere impegni contrattuali nuovi. Una strategia innovativa – aggiunge Vittorio Messina – come quella che stiamo cercando di promuovere in un territorio dove, più che in ogni altro, la sostenibilità ambientale e la competitività sono da considerare interdipendenti. Per descrivere questa forte interconnessione si utilizza il termine green economy , inteso come un nuovo paradigma produttivo che assume l’impatto ambientale come indicatore dell’utilità e dell’efficienza dell’attività economica. Più che un settore dell’economia, la green economy va considerata quindi – aggiunge il presidente Messina – come un nuovo modo di produrre e di distribuire che si adatta perfettamente alle caratteristiche della nostra provincia”.

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Scritto da on ago 8th, 2012 e catalogato in Agrigento, i Fatti, Provincia. Commenti e pings sono chiusi.



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1 Risposta per “Messina (CCIA): “Allarme occupazione al Sud. La provincia di Agrigento scommetta sulla green economy””

  1. giuseppe scrive:

    caro signor messina non vi rentete conto oh fate finta di non capire che l’unico modo per risolvere il poblema italia in generale e sopratutto quello meridionale e di creare le condizioni per aumentare il “pil”, e non continuare a parlare di servizi inproduttivi con costi per lo stato.

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